Rock & Folk - novembre 1967

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Intervista di Philippe Rault

 


Aiuto! Arrivano le Mamme!
Traduzione dal francese
A New York ho incontrato Frank Vincent Zappa, leader del gruppo più controverso degli Stati Uniti, le Mothers of Invention. I loro primi due LP, “Disinibitevi!” e “Assolutamente liberi”, sono vendutissimi, nonostante il bando sistematico da parte di quasi tutte le radio americane. Ovunque si esibiscono in pubblico creano scandalo, perché attaccano, indiscriminatamente, il governo americano, la società americana in generale, la vita sessuale delle americane in particolare, gli hippy e i seguaci dell’LSD, la brutta “musica pop” e la creamcheese, quella pasta incolore, inodore e insapore che, oltre Atlantico, dovrebbe sostituire il formaggio… L’unica cosa che rispettano: la musica; non una musica armoniosa e delicata, ma piuttosto una miscela di Free Jazz, Musica Elettronica e Musica Contemporanea. Di che spaventare le orecchie inesperte…
Ci tengo però a sottolineare che gli otto Mothers of Invention sono i musicisti che più mi hanno impressionato durante i miei due mesi e mezzo di permanenza negli USA. Ecco i segreti del loro leader, Frank, una delle personalità più straordinarie che abbia mai incontrato nel mondo dello spettacolo.


Frank, in questo momento state finendo uno spettacolo che va avanti da circa cinque mesi qui nel Greenwich Village, al Garrick Theatre. Tu e le Mothers venite dalla California e avete sempre vissuto là. Come si sente un nativo della West Coast a vivere cinque mesi consecutivi a New York?
All’inizio ho apprezzato molto la differenza nella pressione della polizia sulla gente tra New York e Los Angeles. La polizia è relativamente migliore a New York, ma la città è così sporca che credo sia sicuramente uno dei posti più sporchi al mondo.
 
Va detto che la polizia di Los Angeles fa abbastanza spavento!
Sì, proprio come sotto il regime nazista in Germania…
 
Mi sembra che a San Francisco la situazione sia invece più liberale, i rapporti tra i giovani e le forze dell’ordine un po’ più distesi?
Oh! La situazione è più o meno la stessa a New York e a San Francisco. Chiamala più liberale se vuoi! In effetti, lo stato delle cose per quanto riguarda i comportamenti della polizia negli Stati Uniti fa attualmente piuttosto spavento. Penso che gli stranieri che visitano in questi giorni le principali città americane siano spesso sbigottiti da ciò che vedono e dagli atti di violenza a cui assistono.
 
Secondo te, in cosa consiste la normale attività di un membro di un corpo di polizia?
Un poliziotto qui negli Stati Uniti è un impiegato di uno dei tanti Stati. Ha un superiore che gli dà istruzioni e questo superiore ha opinioni e atteggiamenti che molto spesso sono molto lontani dallo spirito della legge. La lettera e lo spirito della legge sono due cose molto diverse. I capi della polizia americana hanno un’interpretazione piuttosto particolare di cosa sia la legge e cosa dovrebbe essere in certe comunità. In strada, il poliziotto tende a esprimere giudizi di valore sui giovani con i capelli lunghi, sugli appartenenti a minoranze razziali, e i suoi atteggiamenti ne risultano completamente distorti…
 
Lo spirito della legge e la sua applicazione pratica, credo che in tutto il mondo ci sia un’enorme differenza tra le due cose…
Non conosco ancora molti altri Paesi al mondo, ma spero che la situazione sia migliore. Qualche settimana fa ho trascorso tre giorni a Londra e a Copenaghen, e lì tutto sembra così sereno, tranquillo, pulito e piacevole rispetto alla vita a New York…
 
Presto sarai in tournée in Europa, che cosa ti aspetti da questo viaggio?
Beh, prima di tutto voglio capire esattamente se esiste una vera barriera linguistica e fino a che punto le persone saranno in grado di capire quello che facciamo. Spero che non sarà troppo deludente; non credo che il nostro pubblico europeo capirà immediatamente quello che suoneremo; cercheremo di spiegarlo il più possibile, in modo che il pubblico non sia disorientato. In Europa le situazioni sociali sono differenti rispetto agli Stati Uniti, e la maggior parte dei nostri testi riguarda situazioni sociali che esistono solo negli Stati Uniti. Passeremo quindi molto tempo a fornire spiegazioni…
 
Rimaniamo sempre sorpresi venendo a sapere che i Mothers of Invention non suonano musica psichedelica. Infatti, questo nome non ti piace per niente. Perché?
Il modo in cui la musica psichedelica viene usata negli Stati Uniti è pura frode. Ti dirò una cosa: intendo usare questa frode! Il termine “psichedelico” è un’etichetta per vendere. È come un marchio sulla confezione di una saponetta. Il termine “psichedelico” rappresenta qualsiasi musica che una casa discografica americana cerca di rendere vendibile a un mercato di giovanissimi attratti da una forma inusuale di rock & roll. Qualsiasi musica un po’ strana, che non possa essere classificata sotto l’etichetta rock o rhythm & blues o folk-rock, sarà etichettata come psichedelica. È, molto semplicemente, una frode… Orbene, a Londra, sono stato molto sorpreso di trovare band che suonano davvero musica psichedelica. Lì ho visto i Pink Floyd e ho ascoltato i dischi di una band chiamata “Tomorrow” e penso che siano davvero eccellenti…
Succede una cosa strana quando gli inglesi si interessano alla musica americana… come quando i Rolling Stones hanno iniziato a suonare rhythm & blues… avevano ascoltato vecchi dischi di rhythm & blues americani e hanno provato a copiare quello stile; sono così arrivati, senza volerlo, a un modo di suonare che è diventato veramente “Rolling Stones”. Succede la stessa cosa con la musica psichedelica: i gruppi inglesi credevano che negli Stati Uniti esistesse una musica psichedelica; credendoci, cercavano di imitare quello che sentivano sui dischi, e alla fine sono stati loro, non gli americani, a trovare il vero linguaggio psichedelico… Ne sono, peraltro, molto contento perché queste due band - i Pink Floyd e i Tomorrow - sono proprio eccezionali.
 
Io stesso ho sentito i Grateful Dead e i Big Brother, e devo ammettere che le loro canzoni non sono per niente all’avanguardia. È semplice rock, spesso influenzato dal country e dal western…
Non è nemmeno rock, è una forma molto alla buona di rhythm & blues; quei musicisti cercano di dimostrare al mondo che hanno molto “soul”, si sforzano al massimo per cantare come i neri, ma non funziona!
 
In quale categoria di band potrebbero essere classificate le Mothers of Invention? È rock, musica elettronica, satira sociale, free jazz? Come tu, Frank Zappa, definisci la tua band?
Penso che facciamo “musica contemporanea”, cioè una forma artistica legata al nostro ambiente sociale attuale. Quello che suoniamo difficilmente può essere classificato come rock & roll; se proprio dobbiamo essere definiti, penso che siamo innanzitutto non-rock. Il nostro materiale musicale è in gran parte dadaista, il resto include tutte le cose strane e inspiegabili che accadono sul palco durante gli spettacoli. Ci sono una serie di eventi che non potremo mai registrare perché, per capirli, bisogna esserne testimoni oculari. Sul palco eseguiamo gesti e movimenti fisici che a volte assomigliano a coreografie, a volte sono volontari, a volte sono del tutto casuali e a volte implicano la partecipazione del pubblico.
Sul palco del Garrick Theatre qui a New York sono successe cose molto strane; come l’altra sera, quando è salita sul palco una ragazza alta circa 1 metro e 50, con i capelli tutti arruffati. I miei capelli sono già abbastanza allo stato brado, ma i suoi capelli erano davvero incredibili. Una ragazzina di circa diciotto anni, con occhiali scuri, sandali, e in mano due borse della spesa e un flauto… Così sale sul palco, posa le borse della spesa, si infila il flauto in bocca e ha un vero e proprio attacco epilettico davanti agli spettatori che restano assolutamente sbalorditi. Ovviamente non l’abbiamo interrotta, è stato davvero straordinario… È rimasta lì per circa mezz’ora, quando ha finito, ci siamo salutati, se n’è andata e nessuno tra il pubblico sapeva cosa fare…
 
La vostra musica è simile a un happening? Tu stesso hai mai preso parte a degli happening?
Sì, in ogni momento la nostra musica è un happening. Ogni spettacolo è diverso. Le canzoni rimangono più o meno le stesse, ma il loro ordine è sistematicamente rivoluzionato, si incastrano l’una nell’altra o si susseguono senza tempi morti. A volte suoniamo tre quarti d’ora consecutivi senza fermarci. Spesso il pubblico rimane ipnotizzato e alla fine dei brani si dimentica di applaudire… Ho preso parte di persona a un solo happening; era all’UCLA in California. Avevo portato con me alcune delle mie registrazioni private…
 
A proposito di registrazioni, hai appena terminato un LP di musica d’avanguardia di cui sei compositore e direttore d’orchestra, per la Capitol
No, all’inizio doveva essere per la Capitol ma poi la MGM (che pubblica i dischi delle Mothers negli Stati Uniti), temendo che la Capitol potesse guadagnarci troppi soldi, ha comprato da loro l’intero album.
 
Questo album si chiama “Salsa grumosa”?
È un balletto musicale; non ci sono canzoni.
 
Tu ne hai composto la musica. Da quanto tempo componi?
Dall’età di quattordici o sedici anni.
 
La musica elettronica e quella contemporanea sono quelle che ti hanno influenzato principalmente. Chi in particolare?
Varèse, Boulez, John Cage, Stockhausen, Stravinskij, Bartok, Schoenberg. Penso che Varèse sia un maestro nel campo dell’orchestrazione. Il suo modo di combinare gli strumenti era molto scientifico. Alcuni strumenti accoppiati insieme producono delle armoniche che prendono vita propria se sviluppate correttamente in un ambiente sonoro. Nelle sue partiture, Varèse dava istruzioni ai musicisti di spingere i loro fiati fino ai loro recessi più profondi per ottenere delle strutture completamente disarmoniche.
 
Chi altro ammiri tra i compositori viventi?
Stravinskij e Boulez. Anche Stockhausen.
 
Hai mai sentito parlare del lavoro del “Gruppo di Ricerca dell’ORTF” a Parigi?
Finora non ho seguito molto i loro lavori, ma appena avrò tempo voglio ascoltare gli ultimi lavori di Xenakis che, mi hanno detto, sono straordinari. Perché i giovani non comprano i dischi di Iannis Xenakis?
 
Forse perché, per ora, gli vengono proposti solo i Monkees?
Senti, se investissimo tanti soldi nella promozione di Xenakis quanti ne investiamo sui Monkees, gli adolescenti comprerebbero i dischi di Xenakis.
 
Potrebbero anche comprarli, ma ne capirebbero molto?
Pensi che capiscano la faccenda dei Monkees? Che capiscano i Monkees - e non intendo solo la loro musica! Che capiscano che ci sono uomini d’affari avidi da qualche parte in un ufficio che si siedono ed escogitano vari modi per far ingoiare a forza un prodotto fabbricato all’adolescente medio, che gli piaccia o no, per cambiare il suo modo di pensare con metodi segreti di cui non conosciamo nemmeno la natura?
 
Va detto che, nel caso dei Monkees, i giovani americani sono spesso spronati dai loro genitori…
Beh, il beneplacito dei genitori giustifica forse qualcosa?
 
E da un punto di vista filosofico? Sei collegato al movimento Provo, non è così?
Sì; purtroppo non esiste praticamente nessun movimento Provo negli Stati Uniti. E da quello che ho capito si sta spegnendo anche ad Amsterdam…
 
Che cos’è per te un “Love-in” o un “Be-in”?
Un “Love-in” è un evento molto drammatico, in cui degli adolescenti, a volte degli adulti, spesso ritardati mentali, si riuniscono in un luogo pubblico e fanno finta di amarsi gli uni con gli altri; per dimostrare al mondo che l’Amore esiste ancora; in realtà, per dimostrarlo a loro stessi. Ma nessuno di loro ci crede per davvero e penso che sia meglio così perché, se ci credessero, allora sarebbero messi proprio male. L’Amore non esiste più.
 
Questa è un’opinione alquanto pessimista!
Sia chiaro, parlo solo da un punto di vista strettamente americano. Non so quale sia la situazione in Europa, ma negli Stati Uniti, al giorno d’oggi, trovi ovunque così tante persone che proclamano e gridano “Io amo”, “Io amo” che c’è veramente da dubitare della loro sincerità…
 
È come in inverno quando ci sono -10º e qualcuno grida “ho caldo, ho caldo”!
È come fischiettare nel buio per non avere paura.
 
Che cosa pensi del numero impressionante di giovani drogati nel tuo paese? Tu stesso usi droghe?
No, personalmente non uso droghe. Inoltre, sono stufo di rispondere nelle interviste che io denuncio l’uso di droghe. Non credo che l’uso di droghe sia sbagliato. Almeno, non è peggio che vedere tuo padre e tua madre ubriacarsi di brutto! Se i ragazzi vogliono sballarsi ed entrare in uno stato di coscienza in cui sono “stupefatti”, se riescono a eliminare il loro ambiente abituale per 10 o 15 minuti e trovare per alcuni istanti un’atmosfera di vita tollerabile, non ci vedo niente di sbagliato. Penso che sia perfetto.
 
Pensi che le droghe stimolino davvero la creatività artistica?
Io stesso ho usato varie droghe durante la mia adolescenza e ho composto alcune cose sotto l’influenza di sostanze chimiche. Successivamente ho riesaminato quei “lavori” e ho capito che non avevano alcun valore. Mi sono vergognato di quello che avevo fatto!
 
Ho constatato una certa mancanza di maturità nella gioventù americana. Questo dovrebbe spiegare molte cose…
Certamente. Ma questa è una normale conseguenza del nostro sistema educativo che cerca di mantenere il livello intellettuale del pubblico così basso da arrivare a fargli bere tutti gli slogan pubblicitari delle attuali fabbriche di beni di consumo. Se negli Stati Uniti ci fosse una società intelligente e colta sarebbe molto pericoloso. Immagina, se tutti iniziassero a riflettere sugli slogan delle agenzie pubblicitarie, non si venderebbe più alcun prodotto, le fabbriche chiuderebbero i battenti e il tenore di vita crollerebbe. Bisogna essere davvero stupidi per comprare quei prodotti, e il compito delle nostre scuole e delle nostre università è di tenere le persone nell’ignoranza, in modo che rimangano consumatori di prim’ordine. Il meccanismo funziona senza intoppi, come puoi vedere!
 
Qual è la tua posizione politica al momento?
Sono “interessato”… è abbastanza orribile da guardare, ma comunque sono “interessato”.
 
Torniamo al settore della musica. Per te è l’unica cosa veramente degna d’interesse…
È forse l’unica cosa che tengo ancora in considerazione, l’unica cosa che rispetto…
 
Oltre alla musica contemporanea e alla musica elettronica? Ti piacciono il jazz e il rhythm & blues?
Sì, mi piace molto il rhythm & blues, Willie Mae Thornton, Howlin’ Wolf, Muddy Waters, Johnny “Guitar” Watson, Slim Harpo
 
Quegli artisti non sono ormai piuttosto datati?
È il blues che sentivo da ragazzo. Quella musica era popolare negli Stati Uniti tra il 1955 e il 1958. So che in Francia e in Europa alcuni di quei vecchi dischi sono pubblicati solo adesso…
 
Si è parlato molto di “Zio Carne”, senza sapere bene che cosa fosse. Puoi spiegarcelo?
“Zio Carne” è una giovane la cui vera identità è Sandy Hurvitz. Orbene, se pubblichi un disco negli Stati Uniti con un nome così, sarà un flop di sicuro. Ma se è una creatura di bell’aspetto e la chiami “Zio Carne”, allora il disco funzionerà. Può darsi che voi, in Europa e a Parigi, abbiate qualche difficoltà a comprendere questo ragionamento, ma da noi funziona così. Sandy ha molto talento, scrive ottime canzoni e le esegue ancor meglio. A Pasqua quest’anno è venuta al nostro show al Garrick, dopodiché è andata a San Francisco per svagarsi… si è messa piume e fiori tra i capelli, campanelli al collo e ha preso parte al tour dei Grateful Dead… il tipico svago del teenager americano, insomma…
 
E poi è tornata dalle Mothers?
Sì, ha capito in fretta: è tornata di corsa a New York, dove la registreremo prossimamente.
 
A proposito, come l’hai scoperta?
È stato semplicissimo. È arrivata un giorno al Garrick, si è sistemata, ha conosciuto i membri del gruppo e non ci ha più lasciati. È stato solo molto tempo dopo che abbiamo scoperto, con nostro stupore, che sapeva cantare benissimo. Abbiamo quindi deciso di registrarla e sfruttarne i talenti presso un pubblico giovane…
 
Non c’è qui una contraddizione con il vostro atteggiamento verso la società? Lavorate come dei capitalisti mentre ogni vostra opera attacca il sistema capitalista?
Non c’è contraddizione. Utilizziamo gli stessi metodi che si usano per vendere lavatrici, pomate per le emorroidi o panna fresca. Grazie a questi metodi sono riuscito ad attirare l’attenzione del pubblico sul mio gruppo e su altri artisti come “Zio Carne”.
 
Sei quindi pronto a usare le stesse armi delle persone che attacchi? Rifiuti completamente i metodi di reazione passiva degli hippy?
Prima di tutto, gli hippy sono incapaci di distruggere il sistema. Non ne hanno il tempo, sono troppo occupati a “sballarsi”, a cercare i loro paradisi artificiali. Secondo motivo: non saprebbero come agire; sono ancora dei ragazzini… L’unico modo per agire efficacemente contro un sistema di vita spaventoso come quello degli Stati Uniti è usare le stesse sue armi contro di lui. Le persone che gestiscono il Paese in questo momento sono così avide che preferirebbero guadagnare un dollaro piuttosto che cercare di capire cosa sta realmente accadendo. Non pensano al futuro, mancano totalmente di immaginazione, e quando lasci morire la tua immaginazione, ti ritrovi in una situazione veramente difficile… perché la persona che può prevedere le cose che non tu sei in grado di prevedere ha automaticamente un vantaggio su di te…
 
Che cosa pensi dei filosofi beat come Ginsberg?
Non provo alcuna affinità con personaggi come Ginsberg o Timothy Leary… o Billy Graham
 
Il direttore del Fillmore Auditorium?
No, non quello. Bill Graham del Fillmore è un rozzo uomo d’affari e di conseguenza merita la mia piena ammirazione…
 
Il predicatore, allora?
Sì, quel Billy Graham. Credo che lui, Timothy Leary e Allen Ginsberg alla fin fine siano lo stesso personaggio, ma vestito in tre modi diversi.
 
Tornando alla musica, ci hai già detto che ti piace la musica contemporanea; che cosa pensi dell’attuale infatuazione per i suoni orientali?
Mi piacciono molto le musiche orientali. Ma sono fermamente convinto che la musica indiana, ad esempio, debba essere ascoltata soprattutto in India, e non in un’atmosfera rock come c’è negli Stati Uniti. Con questo voglio dire che, recepita in un ambiente pop, quella musica perde indubbiamente il suo significato profondo. Diventa solo un espediente… Ravi Shankar al Monterey Pop Festival, o anche le lezioni di sitar alla Scuola di Musica Indiana di Los Angeles, per me non sono affatto interessanti… Uno dei motivi per cui agli hippy piace la musica orientale è che… è diversa. Forse non ne capisco niente, ma so per certo che mia madre e mio padre la odiano. Se mi piacesse quella musica, si arrabbierebbero molto… Gli hippy cercano innanzitutto travestimenti bizzarri e cause impopolari… solo per essere diversi… è la tattica dello struzzo, mettere la testa sotto la sabbia per evitare i problemi reali!
 
Essere diversi piuttosto che conformarsi alle solite regole in uso nella società, non credi che sia l’atteggiamento sano delle persone che cercano qualcosa di diverso, che vogliono allontanarsi dalla routine e dal lavaggio del cervello quotidiano?
In definitiva, la loro posizione nella società è solo conformismo al contrario. Conformismo che si manifesta in modo differente, ma pur sempre conformismo. Hanno formato una società parallela; si verificano gli stessi eventi, tranne per il fatto che sono vestiti in modo strano. La maggior parte degli hippy è pronta a seguire le teorie di Ginsberg, Leary e altri idoli simili, così come i normali cittadini sono pronti a seguire le parole di Lyndon Johnson o di altri trafficanti di armi negli Stati Uniti.
 
Trovandosi in mezzo tra le “persone regolari”, cioè i normali cittadini americani, e gli hippy, le Mothers of Invention riescono a portare il loro messaggio al pubblico?
No, non completamente. C’è innanzitutto un problema concreto, quello del linguaggio. Negli Stati Uniti parliamo in modo molto diverso da New York a New Orleans, parecchie cose che noi diciamo risultano incomprensibili a molti. Il secondo problema è che quello che ci interessa oggi viaggia ben al di sopra delle teste dell’americano medio e della gioventù americana. La maggioranza dei giovani negli Stati Uniti è completamente disinteressata alla politica; per essere raggiunti dal nostro messaggio, ammesso che ci sia un messaggio, dovrebbero porre quel minimo di attenzione necessario per agire e cercare di cambiare le cose.
 
Credi che in Europa i giovani siano più consapevoli delle questioni politiche?
Ne sono convinto, e la migliore dimostrazione di ciò è il movimento Provo ad Amsterdam. I giovani negli Stati Uniti dovrebbero prendere in mano i loro stessi interessi. Le persone sotto i 25 anni costituiscono il 55% della popolazione statunitense; ma sono quelle tra i 50 ei 70 anni che governano il Paese, persone complessate da un’educazione troppo rigorosa e puritana. La gioventù di oggi è molto più libera, nel campo sessuale tra le altre cose, ma anche perché i valori sono diversi. Chi governa la nazione è in permanente reazione contro di essa… Perché non si ritira e non lascia spazio ai propri successori? Se la nuova generazione prendesse il comando, gli anziani non dovrebbero soffrire, mamma e papà non dovrebbero soffrire! Potrebbero allora andare comodamente in pensione dalle loro parti… in Texas!
 
Qual è la tua opinione sulla questione razziale nel tuo paese?
Avrebbe dovuto essere affrontata un secolo fa. Prima di tutto, questo problema non sarebbe mai dovuto esistere, ma ad ogni modo esiste, e non credo che le rivolte migliorino la situazione. L’unica conseguenza che avrebbero potuto avere era quella di rendere i bianchi consapevoli del fatto che la massa di persone di colore non era contenta del proprio destino… In ogni caso, bruciare un giorno duecento isolati di case non porterà l’uguaglianza razziale l’indomani, non illudiamoci!
 
Hai amici fra i neri?
Non ho amici… o quasi nessuno! Il produttore delle nostre registrazioni è un nero, Tom Wilson. È un uomo eccezionale, andiamo d’accordo… Tom Wilson è stato il produttore d’avanguardia negli Stati Uniti per dodici o quattordici anni. È stato il primo a registrare Cecil Taylor; ha prodotto la maggior parte dei dischi di Dylan. Due anni fa ha convinto Dylan a elettrizzare la sua chitarra e a adottare una forma di musica da Top 40 per raggiungere un pubblico molto più ampio. Se Dylan non fosse riuscito a far mandare in onda le sue canzoni di protesta, di certo la protesta non sarebbe mai esistita su scala nazionale e internazionale. Tom ha anche registrato i Velvet Underground. A molti questa band non piace, ed io stesso preferisco non pronunciarmi riguardo a quello che fanno sul palco; però mi piace il loro album, è esattamente la musica folk della New York perversa.
 
Frank, sei uno dei musicisti più attivi che ho incontrato negli Stati Uniti. Lavori ventiquattro ore al giorno?
Solo diciotto ore al giorno!
 
Per comporre, soprattutto?
No, a proposito, è un problema che mi assilla in questo periodo, da tre mesi non trovo il tempo per lavorare seriamente a nuovi pezzi. Ho composto molte canzoni, ma inizialmente erano le composizioni per orchestra che mi interessavano. Scrivere una canzone è il B, A, BA, devi solo suonare qualche accordo e trovare qualche testo; scrivere per un’orchestra è un altro paio di maniche. Le condizioni in cui ho scritto “Salsa grumosa” sono state pazzesche, ho avuto undici giorni per comporre e registrare questo balletto, in quel periodo io e mia moglie siamo stati sfrattati dalla nostra casa di Hollywood, abbiamo dovuto trovare una nuova casa e traslocare, e ho composto “Salsa grumosa” praticamente tra due motel, in condizioni piuttosto assurde…
 
I vostri padroni di casa vi hanno cacciati! Che cosa si pensa delle Mothers a Los Angeles? O meglio, che cosa si pensa delle Mothers negli Stati Uniti?
Non credo che gli americani siano molto entusiasti delle Mothers. Qualcuno pensa che siamo formidabili, ma la maggioranza crede ancora nella superiorità dei Monkees… e dopo tutto, forse hanno ragione!
 
Forse hanno ragione?
Sì, in ogni caso i Monkees sono puliti e non presentano assolutamente alcun pericolo. Che sia chiaro!


Testo originale dal sito Zappa Books.